Come funziona l’effetto sfuocato? E soprattutto: lo fanno bene questi iPhone?

Con l’introduzione dell’iPhone 7 Plus (e ora dell’ 8 Plus e dell’X, anche se non è ancora commercializzato alla data odierna), Apple ha dato la possibilità di ottenere un particolare effetto fotografico: lo sfondo sfuocato.
Un breve e doveroso preambolo tecnico/ottico: l’effetto sfuocato è ottenuto generalmente con teleobiettivi e consente di isolare il soggetto in primo piano o più vicino all’obiettivo rendendo lo sfondo indefinito e, appunto, sfuocato. Il risultato visivo è una certa tridimensionalità del soggetto ritratto. È spesso usato nei ritratti proprio perché concentra l’attenzione sul soggetto e usa il resto della composizione come uno sfondo indistinto. Siccome la differenza di definizione di ciò che è in primo piano rispetto a ciò che è sullo sfondo è inequivocabile, è immediato per l’osservatore capire che ciò che è indistinto e dietro è “lontano” e che il soggetto ritratto è vicino. È, come dire, un’equazione mentale quasi inconscia.
Come detto l’effetto è ottenibile solo con obiettivi tele ed è una conseguenza ottica della distanza del fuoco dell’obiettivo (un certo punto geometrico situato sull’asse dell’obiettivo e variante da ottica a ottica) dal piano del sensore e dall’apertura del diaframma. In altre parole: più grande è questa distanza, più questo effetto può essere esasperato usando aperture dell’obiettivo elevate, più ridotta è, più sarà difficile se non impossibile.
Ci si muove insomma fra i due estremi:

  • Tele: soggetto in primo piano a fuoco, sfondo sfuocato
  • Grandangolo: tutto (o quasi tutto) a fuoco

In un telefono cellulare la distanza tra fuoco dell’obiettivo e piano del sensore è ridotta al minimo per esigenze di spazio e inoltre non è possibile operare sull’apertura del diaframma che è sempre controllata automaticamente dal software. Ecco perché la lente che montano i cellulari è uno zoom grandangolare più o meno spinto: è l’obiettivo più funzionale che esista perché copre diversi tipi di foto, da quelle di insieme (paesaggi, gruppi di persone) a quelle più ravvicinate (ritratti — grazie allo zoom — e macro, cioè i dettagli ravvicinati di oggetti o fiori). Ma ha anche il limite di essere pur sempre un grandangolo, e quindi di avere una grandissima profondità di campo. Per meglio capire, la profondità di campo è la distanza in profondità (in senso perpendicolare al sensore) entro la quale tutto è a fuoco. Per questo un obiettivo con grande profondità di campo è in grado di cogliere ogni singolo dettaglio in profondità in una scena.
Dal punto di vista ottico un grandangolo fa letteralmente vedere tutto e non permette di filtrare i contenuti mettendo a fuoco solo determinate parti del fotogramma e sfuocandone altre.
Nell’utilizzo pratico e semplificando, le foto con poca profondità di campo/con fondo sfuocato/ con bokeh (un termine di origine giapponese che significa — prova a indovinare! — “sfuocato”) sono molto efficaci visivamente perché esaltano il soggetto in primo piano e relegano tutto il resto a sfondo indistinto, creando una gerarchia molto semplice: a fuoco=soggetto principale / non a fuoco=soggetto secondario).
Il grandangolo e in genere le ottiche con grande profondità di campo invece richiedono molta più maestria nel controllo della composizione perché dentro il fotogramma ci fanno finire letteralmente tutto: tutto è bene o male nitido e quindi non c’è più una gerarchia ben definita. Essendoci quindi molti dettagli, la lettura diventa più complicata così come il controllo dei diversi elementi della composizione da parte del fotografo.
Semplificando ulteriormente: le foto con grande profondità di campo richiedono grande controllo e capacità tecnica e compositiva, quelle con poca (ritratti o macro o dettagli con bokeh) ne richiedono molta meno perché sono di più facile lettura e comprensione.
Siccome l’effetto bokeh però è figo, Apple ce l’ha messo nei suoi cellulari di fascia alta, i Plus appunto.
(fa un po’ sorridere ormai chiamarli cellulari visto che la funzione di telefono è la meno importante, ma vabbè).
Dato che dal punto di vista tecnico e visti i limiti ottici e fisici dell’obiettivo dell’iPhone sarebbe stato impossibile ottenere il bokeh, Apple non aveva altra scelta che quella di “fingerlo”, usando una sfocatura introdotta in post-produzione (anche se immediata e visibile subito dopo lo scatto) dal software.
Come è possibile? Dopo lo scatto, iPhone analizza il fotogramma isolando con un contorno il soggetto in primo piano e sfumando tutto il resto. L’operazione riesce in maniera quasi indolore solo quando il soggetto a fuoco ha contorni molto precisi: la differenza dei due piani (primo e sfondo) è molto netta e senza incertezze, come nei casi seguenti.

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Se i contorni sono definiti, iPhone non sbaglia

Qualche problema sorge quando i contorni sono definiti ma leggermente sfumati e su sfondo di colore simile.

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Colori simili nella zona del contorno e dello sfondo mandano in crisi l’algoritmo

Per capire la differenza fra la sfocatura “naturale” dell’iPhone e quella aggiunta in post-produzione basta vedere la stessa foto con o senza effetto bokeh (iPhone salva diverse versioni dello stesso scatto e l’effetto può essere aggiunto o tolto).

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Sfocatura “naturale” vs “sfocatura bokeh” aggiunta in post-produzione

Ci sono diversi casi in cui la scontornatura necessaria per sfocare lo sfondo va in crisi: quando i contorni del soggetto in primo piano sono frastagliati o mossi, l’iPhone semplicemente non ce la fa, perché ha troppi contorni da analizzare. Il risultato è che sfuoca cose che dovrebbero essere a fuoco o scontorna in maniera approssimativa.

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Scontorno irregolare

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Scontorno irregolare e fuori fuoco applicato a piani che dovrebbero essere a fuoco

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Freccia bianca: un fuori fuoco che dovrebbe essere a fuoco / Frecce rosse: più che sfuocato, “liquefatto”

L’effetto forse più innaturale è quello prodotto sfocando certi sfondi, specie quelli — credo - con linee o masse geometriche ben definite. In questi casi più che parlare di sfocatura è più corretto dire “liquefazione”.
Altre volte, l’effetto scenografico di una foto mette in secondo piano le inevitabili sbavature di un procedimento che, ripeto, non è ottico ma cerca solo di simularlo. Questa foto avrà sicuramente qualche errore, ma riuscire a scattarla con un iPhone (o altri analoghi) ha qualcosa di magico.

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